19/02/12

Un mese sabbatico

C'è chi si prende un anno sabbatico per mollare tutto e staccare la spina, e chi come me si prende invece un mese. Praticamente tre settimane di ferie dal lavoro più una settimana di ozio mentale. Totale. Prima del marasma. Chi mi legge da tempo sa che a cavallo fra fine e inizio anno tiro le somme e fisso nuovi traguardi. Ma quest'anno sono stata colta alla sprovvista dagli avvenimenti. Primo fra tutti la chiusura di Splinder avvenuta a fine gennaio, con il conseguente trasferimento di blog da una piattaforma all'altra. La scrematura per alleggerire il trasferimento mi ha consentito un'attenta riflessione sugli ultimi anni. Tuffarsi in quattro anni di scrittura "emotiva" (il più delle volte scrivo di getto, come si suol dire... direttamente in bella) mi ha divertito e commosso. Ricordate il motto? "Fermare i pensieri sulle pagine di un blog è un nuovo modo per meditare, ritrovare se stessi e i propri spazi". È azzeccatissimo. Mi rappresenta in pieno.

Però qualcosa è cambiato. Non sento più la frenesia della scrittura, la voglia di raccontare, di provocare. Ora sono in una fase... come dire, contemplativa. Silenziosa. Non che abbia terminato le parole! Che diamine. Ne ho per cent'anni da raccontarvene di storie e anedotti. È che al momento sono uscita dal mio ego. Sono fuori ad osservare il mondo che cambia.

Succede tutto così in fretta. Troppo in fretta. Metti il naufragio della Costa Concordia, ad esempio. Chi mai andava a pensare una cosa del genere??? Io. Ovviamente. Quando nel '98 ho lavorato a bordo di due navi da crociera della MSC come cantante - undici mesi di ingaggio, due spettacoli al giorno, con l'orchestra e il corpo di ballo, ma anche in duo con diversi musicisti - ho vissuto cose che solo chi naviga comprende. Lo chiamano il "mal del ferro". La nave diventa casa tua; l'equipaggio la tua famiglia. Il mare, a volte amico a volte nemico. E uno dei timori più grandi, che mi impedivano di dormire serena la notte, era proprio un possibile affondamento con inclinazione della nave. "Se si inclina la nave, facciamo la fine dei topi". Queste parole, dette da un collega, hanno eccheggiato nella mia testa finché lavoravo a bordo, e quando nei giorni scorsi ho visto la nave in tv sono tornate prepotentemente a galla. Insieme al pensiero per gli amici e i colleghi. Dove saranno? Saranno imbarcati? Chi dei "miei" era a bordo della Concordia? Giorni frenetici in cui ho surriscaldato il telefono per cercare notizie e fare l'appello. Per fortuna l'amico Martin - il mago Martin - che sale e scende da una nave all'altra con il suo magico show, ne è uscito incolume. Ma per altri, sconosciuti, eppur familiari, non è andata così.

La vita è un attimo. Non è ieri, non è domani. È adesso. Guardi le notizie in tv e ti accorgi che tutto cambia alla velocità della luce. La Grecia è un paese al collasso. Infuriano le rivolte, i cittadini non ce la fanno più. E noi?

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