04/08/08

Rimini 1988 - capitolo 3

In questo bel clima c'era costante il problema dell'affitto troppo alto. Anche in tre la cifra era notevole. Urgevano seri provvedimenti. Anche perché il mese di agosto ci sarebbe costato la bellezza di due milioni e mezzo di lire! Quando un nostro PR mi disse che aveva fatto amicizia con un bagnino della spiaggia davanti alla disco, che oltre a darci una mano con le pubbliche relazioni cercava casa, non persi tempo. Feci una riunione lampo fra le inquiline, decidemmo la quota e lo tirammo in casa. Eravamo veramente matte! E non solo perché era praticamente uno sconosciuto ma anche perché la camera da letto era una e i posti letto tre: un matrimoniale e un singolo. Ma una vicina volenterosa ci venne in aiuto e ci prestò una rete. Così diventammo quattro inquilini in un bilocale. Il ragazzo - ho scordato il suo nome - di giorno faceva il bagnino e di notte lavorava con noi. Quando dormiva? Quelle poche ore che lo separavano fra la notte e il turno in spiaggia. Ma per noi era l'ideale, perché con lui in casa Ester non avrebbe fatto casini... o almeno così speravamo.

Dopo di lui arrivò un bel ragazzo veneto che faceva il cuoco nell'hotel di fronte. Un altro? Eh, sì, un altro! E diventammo cinque. Vi state chiedendo dove dormiva?... beh, d'accordo con il bagnino... si alternavano il letto. Giuro. Non è una balla. A quanto pare casa nostra stava aumentando le quotazioni... e le richieste fioccavano. Addirittura nel mese di agosto ospitammo per quindici giorni anche due sorelle svedesi che non trovavano posto in albergo (adesso non so, ma in quegli anni trovare una stanza libera a Rimini in agosto era impossibile). Le sistemammo in soggiorno nel divano-letto! Il caos regnava sovrano. Dovevamo fare i turni per la doccia, per lavare i piatti e per cucinare. Spesso scoppiavano discussioni futili, soprattutto per il cibo. Barby era fissata con la dieta e comprava solo cibi dietetici. Il bagnino se ne fregava e mangiava tutto ciò che trovava nel frigo. Arrivammo a mettere le etichette con il nostro nome per identificarne la proprietà, ma lui continuò a fregarsene. Ma quello che lo fregò fu la pulizia. Mi ero accorta che non portava mai niente in pulitura e non l'avevo mai visto fare il bucato. La faccenda era sospetta. Fra l'altro in camera c'era spesso odore di chiuso e di altre essenze... Un pomeriggio decisi di passare all'azione e feci ispezione! Tenetevi forte. Quando aprii la valigia che stava sotto il suo letto, vi trovai biancheria sporca di mesi. Teneva tutto lì, il bastardo, come un trofeo di guerra. Non vi dico la puzza! Ero sconvolta! Presa dall'ira (un puzzone fetido come inquilino, a me???) scaraventai tutta la sua roba nella doccia, presi il detersivo liquido e lo rovesciai sopra in grande quantità. Poi, aprii l'acqua. Quando le bolle di sapone riempirono il box doccia, chiusi il rubinetto e andai ad aspettarlo in soggiorno come il gatto che aspetta il topo.

La scena che seguì quando rientrò dalla spiaggia fece epoca. Credo di non aver mai urlato tanto in tutta la mia vita. Lo bloccai sulla porta. Gli dissi tutto quello che pensavo sulla sua igiene personale meravigliandomi che non avesse i pidocchi! Probabilmente mi sentirono fino in piazza Tre Martiri, nel centro storico di Rimini. Lui cercò prima di difendersi debolmente, poi preferì tacere. Barby basita continuava a ripetere in trance: "Non è possibile, non è possibile..." mentre Ester se la rideva sotto i baffi. Le svedesi non capivano ma se ne stavano buone buone accanto alla porta (forse pensando che poi sarebbe toccata a loro) certo è che diedi il peggio di me. La convivenza così estrema mise a dura prova il mio carattere indipendente e perfezionista e fu un'esperienza che in seguito non ripetei più. L'indomani portò via tutte le sue cose, saldò il conto e non lo vidi più nemmeno nel locale.

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