06/10/11

Il maestro di ballo

Come faccio a distinguere un bravo maestro di ballo, competente e qualificato, da un cattivo maestro? Bella domanda da fare... a un maestro! Rispondere sembrerebbe facile, ma non lo è. Perché è una domanda complessa, alla quale non si può dare risposta in pochi secondi e per giunta durante una lezione. Così, all'allievo diligente che me l'aveva posta, ho chiesto del tempo per rispondere. Capisco il problema: molti, troppi allievi migrano da un'associazione all'altra in cerca di un insegnante dal quale imparare a ballare e ne restano delusi. In pratica pagano per un servizio che non ottengono! Di chi è la colpa? È l'allievo che non impara perché ha la testa dura, o il maestro che non sa insegnare? Qualcuno direbbe: verifica che ci sia un diploma, se c'è il diploma sei a posto. Ma siamo certi che basti una qualifica, un diploma, un pezzo di carta, per essere un bravo maestro di ballo? No, no, replicherebbero in coro, bisogna anche essere dei bravi ballerini. Ah, sì? Siete sicuri che il bravo ballerino che si esibisce in pista con numeri pirotecnici sarà anche un bravo maestro? La mia esperienza non lo da per scontato. (Aggiungo, per chiarezza, che sto parlando di danze caraibiche, ma l'argomento, nella sua complessità, potrebbe estendersi a tutte le altre discipline.)

Quando ho iniziato ad insegnare danza avevo vent'anni, ero una ballerina con tanta passione e poca esperienza didattica. Ma non ero sola. Ero a fianco di maestri con la M maiuscola, che mi hanno trasmesso tutto il loro “sapere”. Uno di loro in particolare, un famoso coreografo al quale devo molto per ciò che sono diventata, mi disse: “Non smettere mai di imparare qualsiasi cosa ti possa essere utile per la carriera. Cerca, sii curiosa e quando non capisci, fai domande. Ascolta. Guarda. Fa che la loro arte diventi la tua, perché insegnare è un arte per pochi dotati.” Sono passati tanti anni e quel consiglio è ancora attuale. Ho fatto come mi aveva detto, seguendo la mia strada. Piano piano ho lasciato il palcoscenico per stare dietro le quinte. Non fa differenza quali: che siano quelle della TV, di un teatro, di una scuola di danza o altro. Insegnare, trasmettere una passione, faceva la differenza. In quel ruolo, l'insegnante, mi sentivo "a casa". Così, ho continuato. Fino ad oggi.

Di allievi ne ho visti parecchi e alcuni particolarmente difficili sono riusciti anche a mettermi in crisi, tanto da dover trovare un metodo didattico alternativo. Capita che ai miei corsi di ballo si iscrivano allievi delusi provenienti da altre scuole. Fin qui niente di strano. Capita ancora più spesso che i suddetti allievi pretendano di accedere a determinati livelli di studio - solitamente avanzati - perché credono, dopo un anno che frequentano corsi, di "sapere". Cosa? Tutto della salsa, ad esempio. Chi è il saggio che diceva: il mondo è pieno di sapienti? Per tutta risposta io li invito a partecipare ad alcune lezioni base per principianti. Una scusa per far conoscere il mio metodo didattico e per valutare realmente il loro livello di conoscenza. Quello che emerge, purtroppo non per colpa loro, è meno di un livello base: tecnica esecutiva scarsa, capacità di riconoscere il tempo e di mantenerlo... solo per pochi eletti, cultura musicale non pervenuta. Risultato? Sono loro stessi che decidono di iscriversi nuovamente al corso base per ricominciare tutto da capo. (Salvo alcune eccezioni, i cosiddetti testoni, che decidono ugualmente di iscriversi ai corsi superiori, portandosi dietro lacune che non colmeranno, e alla fine, disertando le lezioni.) Perché ho scritto "non per colpa loro"? Perché per me non ci sono cattivi allievi ma soltanto cattivi maestri.

Quando mi sono fermata a riflettere sulla fatidica domanda - come faccio a distinguere il bravo maestro di ballo? - ho cercato di capire se a distanza di anni potessi ancora ritenermi una brava maestra. I risultati ci sono, non posso lamentarmi. Gli allievi sono soddisfatti, ogni anno. Punto a mio vantaggio. Chiedono sempre corsi nuovi e sono entusiasti di apprendere. Altro punto a mio vantaggio. Ma io, insegno sempre con passione? Sono migliore o peggiore di altri? In altre parole, do ancora il massimo? Oppure è giunto il momento di mettersi seriamente in discussione? Dovevo assolutamente risolvere i miei dubbi e confrontarmi con i colleghi. Questo accadeva un anno fa, quando ho deciso di iscrivermi a un nuovo corso di formazione per maestri di ballo. «Ancora un diploma?» ha chiesto mia madre incredula. «Ma non ti bastano quelli che hai? Ne hai una parete piena!» Il marito, invece, ha apprezzato l'impegno. Perché non si smette mai di imparare. Così, è iniziata l'avventura che si è conclusa ai primi di settembre, con l'esame finale. Andato molto bene. A questo punto vi chiederete: sei soddisfatta? Per com'è andato l'esame... sì, perché me lo sono "sudato" preparandomi con  maestri eccezionali, ai quali sono grata per la pazienza. È stata una fatica ritagliare ore di studio fra il lavoro, i corsi, le serate e la famiglia. Ma sono soddisfatta. Soprattutto se ripenso a com'è trascorso l'anno, con la malattia e poi la morte di mio padre, che ha fatto da sfondo. In certi momenti ero tentata di lasciar perdere. Poi, prevaleva il raziocinio. Ripetevo continuamente a me stessa che lo stavo facendo per me, per un mio percorso personale, non per avere un altro diploma alla parete. Anche se adesso, chi sa mi tratta con una certa deferenza. Ma in fondo, sono la stessa di prima.

Ho imparato degli stili e delle tecniche nuove, ho allargato la mia cultura musicale e storica, ma nessuno mi potrà mai insegnare come insegnare. Questo fa parte di me, della mia esperienza e del mio vissuto. La capacità di trasmettere una passione e di riuscire a coinvolgere gli allievi non è una caratteristica che si studia frai libri. O ce l'hai o non ce l'hai. Il bravo maestro è qualcosa di più di un diploma. Il bravo maestro si riconosce dall'umiltà, dalla voglia di studiare e aggiornarsi continuamente. Dalla capacità di mettersi in discussione con gli allievi e di confrontarsi con i colleghi. O come dice Daniele Cama di Magia Latina: «...un buon maestro è quello che ha intrapreso un percorso formativo serio, e con serietà fa di tutto per comprendere le esigenze degli allievi, instaurando con loro un rapporto di fiducia reciproca. Un buon maestro si preoccupa di guidare gli allievi offrendo loro un punto di riferimento. Un buon maestro è quello che mette al primo posto la preparazione degli allievi, sapendo percorrere strade idonee ad ognuno di loro e percorsi specifici che varino a seconda delle capacità fisiche e psicologiche degli allievi, ma anche delle loro esigenze. Il buon maestro è quello che insegna per il gusto di insegnare e per la passione che ha di trasmettere quanto ha imparato anche con sforzo, cercando di agevolare i propri allievi senza plagiarli. Il buon maestro è quello che sa tirar fuori da ogni allievo quanto di più unico ci sia in questo, e sappia esaltarne le doti minimizzandone i difetti. Un buon maestro può anche essere un bravo ballerino, ma non necessariamente, può essere espertissimo in tutto, ma se non sa trasmettere quanto sa o sa fare, non sarà mai un buon maestro.» 

Ho riportato questo solo per fare un esempio. Perché, caro allievo, la domanda che hai fatto è così complessa, che l'amico Enzo Conte ci sta scrivendo sopra addirittura un libro!



Commenti:


28 Ottobre 2011 - 12:53




Ciao Gin, sono Daniele Cama e ti ringrazio per avermi citato nella tua discussione. E' vero, diventare maestri in gamba non si impara a scuola, non per ora, almeno, ma tu sai confrontarti e scegliere quello che più ritieni importante nel tuo percorso. Tu stai razionalizzando la tua preparazione preoccupandoti di come fare a trasmettere quanto sai e sai fare. Non ho ancora avuto modo di vedere alcuna tua lezione, ma tu hai comunque la stoffa e l'umiltà di diventare una grande maestra. Continua così



28 Ottobre 2011 - 16:42
Grazie Daniele,
è anche grazie ad amici come te che si progredisce
^__^

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