16/04/10

Dedizione al lavoro

«Tua madre mi nasconde le chiavi della moto.»
Così mi ha sussurrato papà quando sono andata a trovarlo per una rapida visita pomeridiana "mordi e fuggi". Con stupore ho girato la testa cercando lo sguardo di mia madre e lei con un sorrisetto ha mosso le labbra in silenzio:  «...crede d'esser tornato giovane!»
Porca paletta! La moto? Chi sapeva niente di questa moto... E adesso, che gli dico? Prendo tempo.
«Fa freddo per andare in moto, papà. Verranno giorni più caldi... uscirete un'altra volta.»
E lui, insistendo: «Dì a tua madre che tiri fuori le chiavi! Me le nasconde.»
«Va bene, ma sappi che senza casco non si va da nessuna parte. La mamma deve comprarne uno nuovo; domani la porto fuori e andiamo a sceglierlo. Va bene?»
Pare d'accordo e si tranquillizza. Meno male. Sta cosa della moto mi ha presa alla sprovvista. Non ho ricordi al proposito. Papà doveva esser molto giovane, probabilmente non era ancora sposato con mamma... Curioso come con l'avanzare dell'età affiorino i ricordi più lontani.

Mi guarda fisso. E' più sveglio del solito: significa che sta meglio. Ha preso un po' di peso e ha un colorito più sano di quando stava in ospedale. Mi avvicino per raccontargli un po' della mia giornata; ho intenzione di fargli vedere sul cellulare gli ultimi acquisti che ho fatto con il maritozzo: i quadri del soggiorno. Erano 9 anni che aspettavamo l'ispirazione e la settimana scorsa, finalmente, è venuta. Lui osserva attento, pare interessato, ma a un tratto mi sussurra una frase che mi spiazza: «Mi manca il lavoro.» Me lo dice con tono supplichevole, come un bambino che vuole la cioccolata. Uguale, uguale. E me lo ripete anche: «Mi manca il lavoro.» Lì, per lì, mi esce una battuta: «A me no. Vuoi un po' del mio?» Ma lui non si scoraggia e fa segno di sì con la testa. Per papà il lavoro è sempre stato importante; più importante di tutto, anche della famiglia. Amava così tanto quello che faceva da far passare tutto in secondo piano. Mamma ovviamente ne ha sofferto, ma con il passare del tempo se n'è fatta una ragione. Per noi figlie invece... Papà non c'era. Punto. E quando c'era non bisognava disturbarlo. Per nessun motivo.

Questi pensieri mi colpiscono con forza: ed io, come sono? Sono diventata come lui? Anch'io amo il mio lavoro. Lo amo così tanto che non mi pesa fare gli "straordinari". Ma non trascuro mio marito. E non solo perché lavoriamo insieme, ma soprattutto perché condividiamo ideali, scelte e passioni. E facciamo tutto insieme. Sempre.

«Papà, sai come si dice? C'è un tempo per lavorare e un tempo per riposare...» Forse questa gli basta.
Ma lui è già pronto per la risposta: «Questo non è riposo.»
No, è vero. Non lo è.
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