19/03/10

Ottimizzare, eliminare, riorganizzare

Ottimizzare, eliminare, riorganizzare.
Per sopravvivenza? No. Per vivere meglio. Perché così non si va avanti.
Scendere a compromessi con me stessa è un bel casino. Sono una poliedrica iperattiva. Sono un albero che mette sempre nuovi rami e germogli. So dove inizio ma non so dove finisco. E quindi? Quindi meglio fermarsi un attimo a rivedere i propri impegni prima di schiattare come una pera matura caduta dal ramo.

Sono giorni che scrivo su carta e pianifico. Penso, rifletto, cerco soluzioni che trovo e non mi piacciono. Perché io sono così: se sto ferma mi annoio. Ma nel fare spesso mi esaurisco. Ci metto troppa passione, troppa energia vitale. Ma come si fa a dare di meno? A moderarsi? Come si fa ad essere diversi da ciò che si è?

Allora chiedo aiuto al maritozzo. Lui è il "solido" di casa, quello con i piedi per terra. Il mio opposto e il mio complemento. Di lui mi fido: mi conosce bene e fiuta a distanza quando sto esaurendo le pile. Mi dice: "Ehi, datti una calmata... lo sai che poi ti blocchi." Io faccio spallucce, ignorando l'ammonimento, ma poi ci rimugino sopra. E mi prendo delle lunghe pause per rimettere le cose a posto.

Adesso è quel momento. E per l'ennesima volta mi trovo costretta a tagliare i rami. Che non sono secchi, ma verdi e rigogliosi. Che portano frutti bellissimi, ma faticosi da raccogliere. Mi riapproprierò di nuovi spazi: farò vuoto per riempire. Di momenti dedicati alla famiglia. Togliendo agli altri.
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