22/10/09

Un figlio sa quando è arrivato il momento?

A volte capitano settimane dure. Più dure di altre.
Lunedì mattina abbiamo chiamato l'ambulanza: papà sputava sangue. E' tornata la polmonite. Così, all'improvviso. Certo, nei giorni scorsi aveva avuto febbre alta, per un giorno. La dottoressa aveva detto che era sempre il solito problema della vescica e gli aveva prescritto l'antibiotico ad ampio spettro. Un malato di Parkinson fermo a letto non ha mai vita facile. Ma da lì a pensare fosse di nuovo polmonite...

Invece ora è all'ospedale. L'hanno bucato da ogni parte, persino sotto i piedi, perché non trovavano le vene. E' l'età. Pare che dopo gli 80 sia così. La mamma fa la pendolare per i pasti, le pastiglie a orario e assicurarsi che gli cambino il pannolone. Lei con i suoi 76 anni, la sua invalidità, un braccio poco efficiente conseguenza di un carcinoma dalla quale l'abbiamo salvata per i capelli. Lei così piccola e minuta che riesce ad alzare un marcantonio d'uomo di un metro e ottanta, senza aiuti, a peso morto. Lei persa chissà dove nei suoi pensieri. Lei che non chiede niente per non disturbare. E io che mi incazzo perché devo correr dietro ai medici per sapere qualcosa.

Un figlio sa quando è arrivato il momento? Forse no. Ma io lo so. Lo sento. Lo leggo nei suoi occhi. Papà si sta spegnendo. Non ha più voglia di vivere in quello stato.
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