15/07/09

Incazzatura a mille

Ho parcheggiato l'auto sotto casa davanti al MIO garage giusto il tempo di salire, cambiarmi per la lezione di ballo, prendere tutto l'occorrente e ridiscendere. Tempo tecnico venti minuti. Me l'ha fatta lo stesso, quel bastardo. Una bella riga, anzi due belle righe sulla fiancata destra della macchina, dal parafango anteriore a quello posteriore. M'è venuto un colpo. Per un attimo ho ripensato ai millecinquecento euro pagati lo scorso anno al carrozziere! Fortunatamente il danno non è stato "incisivo". Non so se per culo o per sentimento, ma l'oggetto utilizzato questa volta non era acuminato, quindi i segni andranno via con il polish - parola di carrozziere. Comunque, saperlo non ha ridotto la mia incazzatura a mille. Perché sono convinta che il danno "lieve" sia in realtà una specie di avvertimento: attenta a non lasciare l'auto lì perché ti punisco. Ora, mi sono sempre reputata una buona cristiana. So cos'è il perdono e non ho l'abitudine di portare rancore. Ma porco d'un mondo, il perdono si concede a chi si pente. Nemmeno Dio avrebbe tanto senso dell'umorismo con un figlio così diabolico e perseverante. Al recidivo si può solo augurare un dolore acuto al basso ventre - di quelli che conosco io - che duri per tutta la vita.
A pranzo ho bussato ai vicini e chiesto loro se avessero notato qualcosa di insolito ieri sera. Ho scoperto che:
- alle 19:30 sono arrivata io e non c'era anima viva nei paraggi
- alle 19:40 sono rientrati i ragazzi con il cane e hanno notato LUI che armeggiava davanti al suo garage
- alle 19:45 è rientrato mio marito e non c'era nessuno
- alle 19:50 siamo scesi e il danno era già stato fatto
Un tempismo eccezionale! Manco avesse il radar. E così tornerò nuovamente in Procura a sporgere un'altra denuncia da allegare alla precedente.


Una battaglia vinta - 03.06.2009

Il silenzio della stanza viene interrotto di tanto in tanto dai tipici rumori mattutini di chi si alza presto: saracinesche che si aprono, passi frettolosi, porte che si chiudono. Tosaerba in sottofondo. Me ne stavo lì tranquilla a sonnecchiare in attesa della sveglia quando sento il campanello suonare all'ìmpazzata. Ma che cavolo! Chi è a quest'ora? La frase rivolta a mio marito resta sospesa a mezz'aria; pretendere che resusciti dal coma in zero secondi è un'impresa inutile, tanto vale alzarsi e andare a vedere chi è. Da dietro la porta la voce di Loretta squittisce eccitata: «Gin apri! Dai.»
Uh Signur, chissà cosa le hanno incollato adesso. Apro la porta. «Dimmi che va a fuoco il palazzo?» la mattina faccio fatica a tirare in qua e l'ironia è l'unico rimedio all'incazzatura da brusco risveglio.
«Stanno tagliando l'erba!» Loretta mi accoglie con un sorriso trionfante a trentasei denti. Ma come fa ad essere così sveglia, truccata e vestita tutta in tiro alle...  ma che ora è? Azzo! Appena le sette.
«Loretta...» Accidenti a lei, mi rimanevano quaranta minuti secchi di sonno. «... lo sento anch'io che stanno tagliando il prato.» Adesso un bel respiro profondo, altrimenti la strozzo.
«Noo. Non è il giardino, è il campo. Il campo!»
Mi giro verso il salotto con aria interrogativa ma le finestre sono ancora chiuse. «Il campo?»
«Si, stanno tagliando il campo. Ce l'hai fatta.» Non sono ancora riuscita a mettere a fuoco il senso del discorso che lei ha già oltrepassato la soglia e tirato su la saracinesca della portafinestra che si affaccia sul campo. Un bagliore di luce accecante inonda la stanza - questa oggi vuol morire - porca paletta non posso svegliarmi in questo modo, ho bisogno di tempo io, di penombra, di silenzio.
«Guarda. Credo sia un operatore del Comune.»
Con gli occhi semichiusi - praticamente a tastoni - raggiungo la terrazza e annuso l'odore tipico dell'erba tagliata. «Ma dai. Allora è vero?» Ancora non ci credo. Ma quello che vedo mi sveglia di botto. Oltre al fatto che realizzo solo in quell'istante che: a) sono quasi nuda - indosso un babydoll blu elettrico che lascia poco all'immaginazione - e b) tutta la palazzina è affacciata al balcone a godersi la vista (speriamo solo quella del campo). Cerco di tirarmi sotto al muretto per non farmi notare. Che figura di m...

La questione del campo andava avanti ormai da nove anni senza risoluzione. Praticamente la palazzina confina con un piccolo campo - lasciato incolto dalla noncuranza dei proprietari - che ci ha causato solo danni e fastidi: dalle infestazioni di cavallette, grilli e affini, ai parassiti che hanno invaso il nostro giardino mandando in fumo il lavoro dei giardinieri, senza contare il rischio zecche! La faccenda mi mandava in bestia: mi sembrava impossibile che l'amministratore non riuscisse a trovare un cavillo per far tagliare l'erba di quel maledetto campo. Essendo una patita di Forum (la trasmissione di Rete 4) mi era fatta una certa idea in proposito, quindi, armata di pazienza e con l'aiuto di un paio di allieve che lavorano in comune a Udine, mi ero messa a spulciare il regolamento comunale fino a quando avevo trovato il paragrafo giusto. Poi, durante l'ultima riunione di condominio, con noncuranza ma grande soddisfazione, avevo tirato fuori il regolamento dicendo all'amministratore che c'era spazio per procedere ad una denuncia. Ma mai avrei immaginato tanta tempestività!
«Che soddisfazione, eh? Quanto darei per vedere la faccia dello stronzo.»
«Sss, abbassa la voce che si sente tutto.» Loretta ha un tono che si sente a chilometri di distanza.
«Sei stata grande.» Sorride, felice, saltellando su e già per la terrazza. «Adesso potremo riseminare l'erba e avere finalmente un giardino decente. Che dici? Abbiamo vinto la battaglia!»
Già, una battaglia è stata vinta, ma la guerra è ancora lunga.


Serrature bloccate - 29.05.2009

Ho trascorso una settimana d'inferno. Adesso posso dirlo: nella palazzina la pace è andata a farsi benedire! Tutto è iniziato lunedì mattina. Stavamo facendo colazione e dalle scale arrivava uno strano trambusto: voci concitate, porte che si aprivano e sbattevano, suono di campanelli. Fatto inconsueto perché la nostra è una scala tranquilla; non ci sono bambini - solo un cane muto e invisibile - nessuna discussione a voce alta, niente musica a palla. Una vera oasi di tranquillità. Fino allo squillo del campanello.

Loretta, la mia vicina di pianerottolo, entra con la faccia tirata e guarda mio marito: «Scusate per l'ora: hai per caso una cassetta per gli attrezzi?»
«Sì, cosa ti serve?»
«Ma, non so. Si è incastrata la serratura del garage. Non entra la chiave...»
«Vuoi una mano?»
«Grazie, ma sotto c'è Roberto. Poi ti riporto su la cassetta.»
«Non serve, fai con comodo, me la ridai stasera.»
Piccolo passaggio di mani e la porta si chiude. Noi finiamo di fare colazione, ci vestiamo e scendiamo a prendere l'auto. Fuori si è radunato un bel gruppetto di condomini. Con quel casino Loretta deve aver svegliato l'intera palazzina e adesso sono tutti lì a darle una mano. Che strano però, mentre passiamo sento i loro sguardi addosso. Non sono sguardi curiosi, sembrano più sguardi... d'attesa. Ma non ho il tempo materiale per riflettere sulle mie sensazioni: dobbiamo aprire lo studio.

La mattina passa in fretta ed è già ora di pranzo. Rientrando a casa notiamo un gruppetto di condomini che parlano animatamente davanti al cancello principale. Uno di loro ci nota e viene verso l'auto: «Avete saputo?»
«Che cosa?» ci guardiamo senza capire.
«Hanno bloccato le serrature di otto garages.» Abbasso il volume della musica per capire meglio.
«Qualcuno... ha messo della colla, probabilmente Attak. Abbiamo chiamato il fabbro. La vostra è a posto?»
«Pare di sì, stamattina siamo entrati.» Il pensiero corre veloce. «Pensi che...» No, non è possibile! «Andiamo subito a vedere.»

Ci dirigiamo velocemente verso i garages. «Accidenti. Se la serratura è bloccata ci tocca chiamare il fabbro e trapanare. Ti rendi conto del danno?» Mio marito è furioso. «Quello è pazzo, te lo dico io. Ma 'sta volta non la passa liscia.»
Lo afferro per un braccio: «Abbassa la voce che ti può sentire, siamo sotto la sua terrazza.» Cerco di calmarlo ma la prima ad essere agitata sono io. Nel pomeriggio devo vedere una cliente e la mia auto è chiusa lì dentro! Ma quando arriviamo possiamo tirare un sospiro di sollievo: la nostra serratura è a posto. Ma per quanto? Decidiamo di tirare fuori la macchina per prevenzione. Chiunque sia stato può tornare ed io non voglio correre rischi. Dopo qualche istante arrivano anche gli altri condomini sollevati del fatto che almeno noi siamo stati risparmiati. Si fa la conta dei danni e si discute sulle tempistiche. Tre garages sono stati danneggiati di notte e gli altri cinque prima della pausa pranzo. Non è possibile che sia stato "qualcuno proveniente da fuori", gli orari della pausa pranzo sono troppo diversi: c'è chi torna all'una, chi all'una e mezza, altri alle due. Chi sarebbe così pazzo da rischiare? Solo uno che conosce bene i nostri orari... E che non ha una cippalippa da fare tutto il giorno. Il cerchio è stretto su un solo sospetto, siamo tutti d'accordo. Ma il motivo? Nessuno riesce a capire il perché di tanta cattiveria gratuita. Intanto però si prendono accordi per fare denuncia ai carabinieri e la sera, dopo il lavoro, ci ritroveremo per parlarne.

Potete immaginare come abbiamo trascorso il pomeriggio? Un solo pensiero fisso nella mente: se è davvero stato lui, come facciamo a beccarlo? Ma soprattutto: quale sarà la sua prossima mossa? Vi risparmierò le nostre elucubrazioni mentali, del resto qualsiasi cosa vi passi per la mente noi l'abbiamo pensata prima!

La sera ci siamo ritrovati tutti nel nostro salotto, in riunione segreta come dei massoni e lì... lì è venuto fuori tutto quello che non sapevamo: dieci anni di convivenza insospettabili. Litigi, dispetti, discussioni animate su tutto. Minacce e persino mani addosso. E meno male che "lui" vive in un'altra scala! Non solo detesta i cani e non sopporta i bambini, ma è pure razzista! Incredibile. Dov'ero in tutti questi anni che non mi sono mai accorta di niente? Mi vive acccanto un pazzo ed io cado dalle nuvole. E lei? La moglie, l'insospettabile, è anche peggio. Che bel quadretto. Sembrano i coniugi "Olindo"...

Per farvela breve, adesso dei fatti si sta occupando la Procura della Repubblica. Nel racconto, per ovvi motivi, ho omesso dei particolari gravi che sono successi il giorno dopo anche perché la rete non si sa mai dove ti porta... ma credetemi, siamo tutti seriamente preoccupati di quello che potrebbe accadere se non lo fermiamo in tempo.
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