21/05/09

Dipendenza da caffè


Na tazzulella 'e cafè...
e maje niente ce fanno sapé...


Non mi sono mai posta il problema della dipendenza da caffeina. Fra l'altro  il caffè per me non è "un piacere": lo bevo e basta. A colazione trangugio una moka da sei con il marito - spesso fatta la sera prima perché di mattina non connetto e rischio di far danni in cucina – dove la tazza più abbondante (mista a latte) è sempre la mia. A metà mattina c'è il macchiato in ufficio... dopo pranzo vado ancora di moka, per contrastare l'abbiocco catatonico del dopo pasto... e se la sera “tiro tardi”, spesso, alle cinque del pomeriggio si replica. Secondo voi sono troppi? A quanto dicono le statistiche potrei rischiare il trauma da dipendenza: irritabilità, agitazione, sonno disturbato - capirai, con la fibromialgia non ci faccio nemmeno più caso - vampate e palpitazioni cardiache. Senza contare poi il feroce mal di testa da astinenza.

Ma il caffè è davvero una droga? C'è chi dice sì, chi no. Ma nell'eventualità sono corsa ai ripari. Non amo le dipendenze, mi piace decidere in prima persona. Nel 2002 ho smesso di fumare. Così, di brutto. L'ho deciso la notte di Capodanno come proposito per l'anno nuovo. Veramente anche mio marito aveva fatto la promessa ma poi non l'ha mantenuta! Invece la sottoscritta è stata ligia al dovere. Da quel giorno nonostante fumassi “roba buona” - Davidoff, per intenderci, tabacco biondo aromatico. Si, insomma, bombe! - non ho più toccato una sigaretta.

E così, da una settimana ho calato la dose. La moka della colazione è diventata "acqua sporca" con latte e poi... solo uno strappo con l'espresso di metà mattina. Successo qualcosa? Il nulla. Niet! Nessun mal di testa, nessun effetto collaterale. Ne sono uscita illesa. Prossima tappa? Eliminarlo del tutto.
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