08/04/09

L'Abruzzo come il Friuli nel '76

Non ho mai scritto sul terremoto del '76 ma credo sia importante per chi non l'ha vissuto capire come si vivono quei momenti, cosa ci si porta dietro, cosa resterà impresso nel conscio e nell'inconscio. Perché un terremoto è per tutta la vita! Trentatré anni fa in Friuli la terra tremava, si squarciava, inghiottiva le sue vittime. Non ci sono perché: accade. C'è chi si salva, c'è chi muore. Tante storie diverse testimoniano gli strani scherzi del destino. E chi sopravvive si chiede perché io sì e loro no? Perché la mia casa è intatta e altre sono rase al suolo?

Passano i giorni ma dentro rimane un vuoto senso di inquietudine che ti fa sobbalzare con il cuore in gola al minimo rumore, scoppio o boato che avverti. Il brivido corre lungo la schiena e ti chiedi se è lui, quel nemico invisibile che ti coglie alle spalle, spesso di notte. Ti chiedi se è tornato e se questa volta toccherà proprio a te. E non c'è una giornata calda che non riporti un pensiero angosciante: che strano questo caldo. Sarà un preavviso di terremoto? Non vivrai più le stagioni come prima. Verrà tutto esaminato, analizzato, passato allo scanner. Perché la natura è imprevedibile e te ne rendi conto solo ora. L'uomo non è onnipotente come crede, ma solo un piccolo essere in balia degli eventi.

Il 6 maggio 1976 in Friuli la terra tremava. Come in Abruzzo. Avevo 11 anni. E' passato parecchio tempo da allora ma il ricordo è sempre vivo.

Erano le nove di sera. Stavamo guardando uno sceneggiato alla tv, credo fosse "Il mistero delle 12 sedie" o qualcosa del genere (a proposito, non ho mai saputo com'è andò a finire?!). Insieme a me c'erano mia madre e mia sorella con il futuro marito. Mio padre era in Slovenia per delle cure termali e al suo ritorno avrebbe raccontato sconvolto di aver sentito tutto nonostante la distanza!

All'improvviso un rumore sordo e un forte sussulto ci gelarono il sangue. Mio cognato guardò l'orologio e con calma esclamò: «Che puntualità! E' il terremoto». Ricordo che lo guardai senza capire; era la prima volta che sentivo quella parola. Un attimo dopo l'inferno. Un boato che conservo ancora nella memoria uditiva, inconfondibile, come un ruggito. La scossa stava facendo ballare la casa come fosse su una grande giostra, facendoci perdere l'equilibrio. Dalla cucina ci precipitammo verso la porta di casa: mio cognato in testa, dietro mia sorella, ultima mia madre. Io seguivo la fila scioccata, rimanendo indietro. Nessuno si girò a guardare dove fossi. Troppa paura. Mi ritrovai la porta di casa chiusa, sbattuta in faccia dalla potenza dell'onda d'urto e rimasi lì davanti in preda al panico! Che fare? Di scatto afferrai la maniglia cercando di aprire ma le vibrazioni bloccavano la porta nello stipite. Spinsi con forza, girando il pomello finché la porta si spalancò sul giardino rivelando una straordinaria luna piena. Mai vista. Terrificante.

Correndo sul prato di casa avvertii una sensazione stranissima: sotto i piedi l'erba sembrava sabbia mobile. E i platani secolari, siti di fronte a casa, ondeggiavano le loro fronde piegandosi quasi fino a terra. Parevano di gomma. Poi di colpo il tremore si arrestò e venne il silenzio, irreale. Nell'oscurità rischiarata dalla luna non c'era  rumore, tutto taceva. Solo il pianto sommesso di mia sorella e mia madre che cercava di calmarla guardandosi attorno, cercando - finalmente - me con gli occhi.

La notte era molto calda. Nei giorni precedenti molti si erano accorti di quel caldo strano, fuori stagione. La terra sprigionava la sua energia e ci avvertiva dell'imminente esplosione: ma noi non eravamo in grado di comprenderla! C'era buio, nessuna luce in strada, l'energia elettrica era saltata. I vicini ci vennero incontro impauriti, qualcuno di loro indossava già il pigiama, uno addirittura era vestito solo con l'accappatoio: il terremoto l'aveva colto di sorpresa mentre faceva la doccia. L'agitazione era palpabile. Cos'era successo? Dove era successo? Cosa si poteva fare? Tante domande, poche risposte incerte. Nel '76 non c'erano cellulari e chi raggiunse il telefono di casa, sfidando la paura e il buio, trovò le linee interrotte. C'era solo la radio delle automobili a tenerci compagnia. Ma dalle emittenti nazionali non giungeva alcuna notizia. Ci mettemmo in paziente ascolto cercando le emittenti locali. Radio Alfa Nord ruppe il silenzio annunciando l'epicentro nell'osovano. Nessun ferito. Dopo qualche minuto precisò le località:  Maiano, Buia, Gemona, Osoppo, Magnano, Artegna, Colloredo, Tarcento, Forgaria, Vito D'Asio e molti altri paesi della pedemontana. E iniziò la conta dei morti: prima solo uno e poi, via via, a piccoli numeri tutti gli altri. Calò il gelo. I genitori di mia madre e i suoi parenti vivevano nella zona colpita dal sisma. Erano vivi? Dovevamo assolutamente saperlo. Mia madre con voce stridula ma tono fermo disse a mio cognato: «Metti in moto la macchina, noi andiamo là».


Commenti:


08 Aprile 2009 - 17:41
 
vero. anche a me il caldo eccessivo di certe giornate mette ansia. Ma come ho detto anche da me in un commento, credo che lasci dentro una sorta di panico latente che ti accompagnia anche in altri eventi della vita, a distanza di decenni. Cioè la paura di qualcosa di improvviso, non controllabile che ti coglie alle spalle senza che tu possa fare nulla. Impotenza pura. Violapensiero

10 Aprile 2009 - 18:53
 
non farmici pensare... di notte mi torna il pensiero fisso dell'orculat :-( e penso che se mi trema il letto volo dritta in giardino. anna
 
14 Aprile 2009 - 10:42
 
@violapensiero
@anna
Care ragazze, consoliamoci che siamo in buona compagnia, purtroppo. Ci sono molte persone che in questi giorni dormono con un occhio aperto e uno chiuso... e vi confesso che mi è tornata la voglia di preparare la "borsina" accanto al letto, come facevo tanti anni fa, così da esser pronta a ogni evenienza. :-)
 
14 Aprile 2009 - 11:01
 
La borsina? Non ci ho mai pensato. E che ci metti dentro? anna
 
14 Aprile 2009 - 11:06
 
@anna
Facile: documenti d'identità, patente, carte di credito, soldi, medicinali di prima necessità (soprattutto calmanti) fazzoletti, un cambio di intimo, cose così. Metti che viene una bella scossa, di quelle che ti fanno passare la notte in macchina... e pensa a cosa ti può servire in quei momenti.
Template e Layout by Blografando2011 Distribuito da Adelebox