17/02/09

Un San Valentino col botto

Sì, perché uno pensa: vado a scuola, finisco le lezioni presto senza chiacchiere da corridoio, uscendo faccio la spesa in volata - tanto all'una il super è mezzo vuoto - così rientro prima di lui, cucino un pranzetto sfizioso e nell'attesa preparo l'atmosfera per un pomeriggio dedicato alle coccole. Musica "giusta" del grande Frank (Sinatra), luci soffuse, tende rigorosamente tirate, un bel bagno caldo e profumato cosparso di petali di rose (acquistate fresche al mercato sotto casa), olio da massaggio e dell'ottimo prosecco. Direi perfetto.

E invece no! Il programma si interrompe esattamente lì, alle prime note di Frank. Squilla il cellulare e dall'altra parte arriva una voce agitata. Mia madre con frasi sconnesse avverte che stanno portando papà al pronto soccorso. Ossignoreiddio. Cerco di farmi spiegare cos'è successo ma capisco solo che è caduto dalla sedia a rotelle. Ok. Ricomponiamoci e precipitiamoci a casa dei miei: non serve nemmeno dirlo che siamo già in macchina. Ma come avrà fatto a cadere dalla sedia a rotelle? Forse si è sentito male... con tutti i farmaci che prende... Mio padre ha ottantanni, un parkinson avanzato e una mielopatia degenerativa del midollo osseo. Insomma un quadro incasinato che lo porta a prendere 18 pastiglie al giorno. Fortunatamente ha la fibra forte ma ultimamente perde colpi e dice frasi senza senso. Sì, probabilmente è un malore, o una perdita di conoscenza. Ma la scena che si presenta davanti ai nostri occhi ci lascia di stucco. Mio padre è in salotto disteso a terra, accanto c'è la sedia a rotelle con una staffa divelta. Ha il viso pieno di sangue che esce da un buco in fronte ma non dice una parola. Mia madre cerca di fermare l'emorragia tamponando con gli asciugamani e intanto ci spiega cos'è successo.

“Era tranquillo sulla sedia, con il freno tirato ed era seduto là, dietro il tavolo, in attesa di riportarlo nel letto. L'avevo lasciato solo un attimo per andare a lavare i piatti come faccio sempre. Ma chi andava a pensare una cosa simile? A un certo punto ho sentito un botto pazzesco provenire dal salotto. Sono corsa qui e l'ho visto per terra sotto la carrozzina. Oddio, non capivo come aveva fatto. Lui le mani non le muove! Eppure è riuscito a sganciare il freno e piano piano si dev'essere spinto fino al mobile”.
“Da solo?” sono incredula. “Ma sì, voleva prendere le cioccolate che stanno nel mobile. Ma aveva appena finito di mangiare, accidenti. Chi andava a pensare... Lo vedi il mobile? Ha aperto lo sportello per prendere le cioccolate e dev'essersi chinato pensando di fare chissà che. Ha scardinato lo sportello in legno massiccio!  Poteva perdere un occhio”. Solo in quel momento realizzo e metto a fuoco la scena. “Mamma, scusa, ma gli è andata bene che si è fermato lì. Pensa se fosse caduto direttamente di testa a peso morto”. Il pensiero mi fa venire i brividi alla schiena. “Lui non è come noi che quando cadiamo mettiamo le mani avanti per proteggerci. Non ha questo tipo di reazioni. Se andava giù diretto sul pavimento di marmo si spaccava la testa... Ossignoreiddio, non farmici pensare”. Osservo mio padre e il suo mutismo mi inquieta. “Papà, stai tranquillo, adesso arriva l'ambulanza”. Mi guarda fisso con gli occhi velati. E' presente, lo so, mi ha capito perfettamente e credo sia coscente di "averla fatta grossa". Da quando è totalmente dipendente dalle cure di mia madre si è creato fra loro uno strano legame, tipo vittima e aguzzino. L'aguzzino è ovviamente lei. Suonano alla porta: è il 118. Si parte verso il pronto soccorso. Seguiamo l'ambulanza con la nostra auto. Il pensiero di un pomeriggio di coccole è ormai sepolto dietro l'angoscia. Speriamo non si sia rotto niente. Però, tutto quel sangue...

Ore 17:00. Il pomeriggio prosegue nell'atrio del pronto soccorso. Mio padre è già dentro da un po'. C'è molta gente, molta sofferenza. Mia madre è nervosa, detesta i luoghi chiusi ma anche quelli affollati. Mio marito cerca di distrarla. Si attende. Arriva un caso urgente. Un bimbo è annegato in piscina, ha perso conoscenza. Un uomo si è preso il braccio nella motosega perde molto sangue. Una donna al terzo mese di gravidanza ha avuto un incidente d'auto. Passa un'ora e ancora non si sa nulla, ma mio padre deve prendere le medicine a intervalli regolari. Ore 18:00. Parliamo con i paramedici: stanno facendo controlli. Ok, ho capito. “Mamma dammi le chiavi che vado a casa a prendere le medicine, tu è meglio che resti con lui”. Mio marito si offre di andare a prenderle nel frattempo qualcosa da bere. Quando ritorno non si sa ancora nulla ma fanno entrare mia madre. Passano i minuti, poi la notizia: è tutto a posto. Ha un lieve trauma cranico ma può tornare a casa. Gli hanno dato dei punti e hanno dovuto ricucire una piccola aorta che sta sopra il lobo occipitale. Ecco il perché di tutto quel sangue. Tutto sommato sta bene è solo un po' frastornato. E te credo! Con quel botto. Chiediamo un'ambulanza per il rientro a casa ma sono tutte fuori e fino all'indomani non ce n'è. Che fare? I medici propongono di tenerlo per la notte ma mia madre è irremovibile. La sua "ansia" da ospedale non le permette di rimanere ulteriormente. Meglio caricarlo in macchina. Ma la nostra è una station ed è troppo bassa per farlo stare comodo (non piega bene il collo). Mio marito ed io ci guardiamo un attimo con aria smarrita. Il Megan? Sì ma è a casa... Vabbe' capito. “Mamma tu rimani qui con papà, noi andiamo a casa, prendiamo il Megan e ritorniamo a prendervi.

Escludendo la parte dove, in tre infermieri, a fatica, hanno caricato mio padre in auto permettendoci di partire, ed escludendo anche la parte dove, fuori casa dei miei abbiamo dovuto suonare al vicino chiedendogli di darci una mano per tirare fuori mio padre dall'auto e sistemarlo sulla sedia a rotelle - unico modo per portarlo in casa - direi che tutto sommato alle 21:30 potevamo finalmente tirare un sospiro di sollievo. Papà dormiva placido nel letto, mia madre piangeva scaricando la tensione e noi... noi eravamo così stravolti che siamo andati a letto senza cena. E San Valentino? Non osate fare domande...

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