09/01/09

Scuse e chiarimenti

"Sei in ufficio? Passerei da te".

L'sms di Lucia arriva nel mezzo di una lenta mattinata lavorativa. Un ottimo motivo per fare pausa caffè. Venti minuti più tardi entra sparata e si fionda nella mia stanza.
«Volevo scusarmi con te» esordisce guardandomi dritta negli occhi «l'altro giorno mi sono comportata male, non dovevo mollarti al bar, ma mi sono innervosita e ho dovuto andarmene... sai come sono fatta».
«Non ti devi scusare, non è successo nulla» mi alzo e vado verso il corridoio «Caffè nero o con latte?»
«Con latte!» esclama seguendomi alla macchinetta «Mio padre è stato qui?»
«No, non l'ho visto...» le rispondo «perché questa domanda?»
«Lui non sa niente».
«Vorrei ben vedere! Non penserai mica che vada a raccontarglielo io, vero?»
«Nooo. E' che non vorrei incrociarlo, tutto qui». La sua voce è incerta e gesticola nervosamente con le mani.
«Senti, volevo dirti che... ci ho pensato... a quello che mi hai detto. Sì, insomma, hai ragione, su tutto. Niente da dire. Lui è molto più grande di me, potrebbe essere mio padre... ed è anche sposato. So bene com'è la situazione, ma non voglio casini, per me è solo una storiella, un'avventura.»
«Ah, ah»
«Nulla di più».
«Nulla di più? Sei sicura?»
«Ma certo! Non cerco altro. Ci vediamo, facciamo sesso - e che sesso!! - ci coccoliamo e finisce lì. Senza impegni. A me non interessa di lei, di sua moglie intendo. Non ho intenzione di portarglielo via. Solo di usarlo un po'...» Adesso la sua voce è quasi una cantilena infantile. Lucia ha uno strano rapporto con me; mi si è attacccata come una sorella. E' cresciuta senza madre. E' morta quando aveva 6 anni e il padre non si è più risposato. Hanno sofferto entrambi di quel lutto e si sono chiusi in loro stessi senza farsi aiutare. Il risultato è che lui è diventato  asciutto, di poche parole e con modi abbastanza bruschi, lei invece vive in perenne stato di "borderline" alternando ribellione, esibizionismo e atteggiamenti vittimistici. Ma è anche molto intelligente. Una fortuna.

«Sbaglio?» La sua voce squillante mi risveglia da questi pensieri. «Si, sbagli. Lo sai come la penso. Ma chi sono io per giudicare? Ognuno di noi fa i propri errori e impara da questi. Tu non ne sei esente... Sei intelligente e sai perfettamente dove stai andando. Se t'innamori di lui soffrirai e farai soffrire. E' la vita» e mentre le rispondo getto i bicchieri vuoti del caffè «ma questo non ti impedirà di fare cazzate». La guardo e le sorrido. Per fortuna non ho figli.
Per ora...
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