04/11/08

Lavorare di rendita

Ci sono cose che mi danno fastidio. Molto fastidio. Sono le persone che lavorano di "rendita" sulle capacità altrui.

Mi spiego così capite. La sera insegno danza: non una qualunque, la mia. Ventitré anni fa ho elaborato un metodo che mi ha rimesso in piedi dopo un tremendo incidente automobilistico dal quale sono uscita viva per miracolo e che ha stroncato la mia carriera di ballerina professionista. Non male come batosta. Fortunatamente è acqua passata. Ma non è stato facile uscirne. Il mio corpo era malandato, bisognoso di cure ospedaliere e in seguito di lunghe riabilitazioni inframezzate dalle solite frasi di rito dei medici: mi spiace ma lei non ballerà più. Le è rimasta un'invalidità e sarà difficile superarla. Sti cazz! Dovrei arrendermi così, senza lottare? Mi dibattevo come un animale in gabbia per giunta ferito. Ma la mazzata più grande è stata la sentenza dell'ortopedico che mi ha fatto la visita per l'assicurazione - l'incidente era stato causato da un'errata manovra di un'auto che mi è finita addosso mandandomi a sfracellare, contromano nella corsia opposta, su un'altra autovettura. La causa di risarcimento è durata 10 anni. Ovviamente l'ho vinta. - e che con molta serenità ha affermato: fra qualche anno lei finisce in sedia a rotelle.

Ci sono momenti nella vita in cui basta un attimo e cambia tutto. Carpe diem! Alla facciaccia sua e delle sue idee assolute. Ci sarà un modo per uscire da questa situazione? Non so quali risorse interiori ho tirato fuori per non lasciarmi andare, ma grazie anche all'aiuto fisico e psicologico di due insegnanti di danza di Roma, dopo sei mesi avevo messo a punto una serie di esercizi che in capo a un anno mi hanno rimessa in piedi. Da lì ad occuparmi di insegnamento ai bambini, soprattutto disabili, il passo è stato breve. Un'esperienza indimenticabile che mi ha fatto capire tante cose. La prima, che ero nata per insegnare; la seconda, che mi piaceva e avevo trovato un nuovo scopo nella vita: trasmettere agli altri ciò che avevo imparato dalla mia esperienza. Questo metodo insegna a ballare sfruttando le linee, il baricentro, i pesi e i movimenti tipici della danza jazz, favorendo consapevolezza del proprio corpo. Tradotto in parole povere: con me ballano tutti, sassi compresi, da qualsiasi età in su, basta averne voglia. Ed è propedeutico a qualsiasi tipo di danza. Non male, vero? E adesso vi spiego l'arcano. Nella scuola dove insegno c'è una collega con la quale c'è frequentazione e conoscenza - non posso dire amicizia, perché l'amicizia è un'altra cosa - e che fino allo scorso anno faceva il suo insegnando le sue "tecniche". Ma da quest'anno la signorina ha deciso di giocare sporco inaugurando un corso che si chiama come il mio - ma con il quale non c'entra nulla - e che ovviamente crea confusione negli allievi. Cosa fare? Per ora niente. Taccio e tramo vendetta. Perché le lamentele già sporte in direzione non sono state recepite nel senso giusto - poverina, tutti dobbiamo lavorare (sì, ma non a discapito mio) eppoi gli allievi sanno che tu fai altro - sì, certo, infatti da ottobre c'è una processione di gente che si iscrive di là pensando ad un tipo di corso e poi viene da me a chiedere se può cambiare giorno e trasferirsi di qua tanto adesso lei ed io lavoriamo insieme. Accidenti! Quando la incontro nei corridoi tiro dritto perché se me la trovo davanti la tappetizzo. E pensare che tre anni fa l'ho segnalata io in direzione quand'era rimasta senza lavoro! Mannaggia a me e alla mia disponibilità.

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