20/08/08

Otto giorni

Avete visto il film "Una vita quasi perfetta" con Angelina Jolie? La storia è molto semplice: Lanie (la Jolie), giornalista di una TV locale, sta intervistando un barbone con il dono della profezia. Mentre parlano di previsioni sul football lui se ne esce con una frase tipo: Giovedì morirai. Giovedì: fra soli otto fottutissimi giorni! Ci pensate? E' come se qualcuno oggi mi dicesse: "Saluta tutti (baci e abbracci), chiedi scusa, chiedi perdono, fai in fretta le cose che non hai fatto e dì, se puoi, le cose importanti che non hai detto. E buona notte. Anzi, buona eternità!

Cazzo! (ndr: articolo per signora) Credo che per buoni cinque minuti - anzi facciamo anche un quarto d'ora - resterei lì. Secca come un albero bruciato dal sole. Ma ci pensate? Otto giorni. Non qualche mese o un anno. Otto giorni! Ok, è un film. E pure a lieto fine (altrimenti che film sarebbe?). Ma mettiamo per un attimo che tutto questo sia REALE. Noi non siamo eterni. Non abbiamo il dono dell'immortalità: siamo fottutamente mortali. Quindi, la morte non è un fatto straordinario: è quotidiano. Basta accendere la TV per sentire quanto è banalmente e straordinariamente familiare a tutti noi. E allora, chi stabilisce quando? Per qualcuno: nessuno. Per i credenti: Dio. Comunque sia, credenti o no, siamo arrivati al capolinea. Wow! E' uno choc cosmico. E la domanda che segue potrebbe essere: E adesso?

All'improvviso tutto si fa piccolo. Tutto si annienta. Resta solo un bombardamento di emozioni nella testa. Un senso di disorientamento totale. Un susseguirsi di domande che non vorresti mai sentire e alle quali è difficile rispondere. La mia vita ha avuto un senso? Quello che ho fatto, quello che ho avuto, è veramente quello che volevo? O volevo fare altro? O volevo essere altro? I bilanci, per me, non sono fattori estranei. Fanno parte della mia evoluzione, della mia crescita come individuo. Quindi, dovrei saper rispondere.

C'è qualcuno che vuoi salutare? Sicuramente gli amici. Quelli che vorrei accanto negli ultimi giorni. Ma già li ho. Ci sono anche due o tre persone che hanno fatto parte della mia vita, che sono state importanti e che non vedo da tanto tempo: mi piacerebbe poterle riabbracciare. Eppoi, vorrei salutare il mio pubblico, gli allievi, gli amici "della rete" e tutti quelli che hanno interagito con me in questi anni (Dio come sono funerea).

C'è qualcuno a cui vuoi chiedere scusa o perdono? No. Non devo scusarmi e non ho da farmi perdonare nulla. Sono sempre stata me stessa in ogni situazione. E se per qualcuno sono stata "scomoda" pazienza. Tutto ha un senso. Tutto quadra nella vita (almeno per me). So perfettamente che ogni mia parola, ogni mia azione influenza il percorso di altri. Per questo sono sempre stata attenta ad essere solo me stessa: nel bene e nel male.

C'è qualcosa che non hai fatto e che vorresti fare? Questa è una domanda difficile. D'istinto risponderei no. Ho fatto così tante cose, tra l'altro anche molto diverse fra loro, che mi posso ritenere soddisfatta. Mi piace sperimentare, mettermi alla prova. E sono anche molto curiosa. Ma considerato che l'altro giorno qualcuno mi ha definita "metodica compulsiva e ossessiva" mi fermerò a riflettere per un istante. In questo caso, qualcosa che non ho fatto e mi piacerebbe fare, lo trovo. Be', lo ammetto, quello che mi roderebbe sarebbe non essere riuscita a raccontare sul blog tutte le mie "esperienze". Perché ho inaugurato questo diario virtuale proprio per mettere nero su bianco, e poi su carta (spero), quello che è stata la mia vita fino ad oggi: un piatto di ciliege. Dolci, succose, a volte acerbe, spesso golose. Ma mai insipide! Però, farlo in una settimana sarebbe dura!

Quello che vorrei è "lasciare un segno" del mio passaggio. Ma non è quello che desiderano tutti? Essere ricordati dopo la morte. Trovare un modo per sconfiggerla. Per essere "immortali". C'è chi lo fa concependo un figlio. Ma io non ne ho, di figli. E non credo che riuscirò a concepirne e partorirne uno in otto giorni... Però ho un blog! E anche se non è la stessa cosa (di un figlio) vi ripongo delle aspettative. Quindi, non posso accettare il pensiero di avere solo otto fottutissimi giorni da vivere. Possiamo patteggiarne 30? Mettendomi d'impegno in trenta giorni... Ma che accidenti dico? Non credo riuscirò a raccontarvi di me in trenta giorni. Francamente non ho la più pallida idea di quanto tempo mi ci voglia. Non ho una meta prefissata. Forse è questo il segreto della longevità? Non avere un unico punto di arrivo, ma piuttosto tanti frazionati? Andiamo avanti con la prossima domanda.

C'è qualcosa d'importante che non hai detto? Oh, un sacco. Ma solo per mancanza di tempo o perché non c'è stata l'occasione. Vorrei dire ai miei che li ho perdonati. Ma probabilmente mi guarderebbero come una fuori di testa. Perdonarci? Per cosa? E diventerebbe difficile (sempre a causa di quei maledetti otto giorni) raccontargli degli abissi profondi che ho lambito - a causa loro - durante l'infanzia e l'adolescenza e dai quali sono risalita grazie alla forza di volontà e all'autostima, pregi personali e non certo eredità di famiglia. Li ho perdonati e li ringrazio: senza di loro non sarei diventata quella che sono. Poi, vorrei dire a mia sorella di fermarsi e di guardarsi dentro. E chiedersi perché è sempre così tesa, nervosa e incazzata con tutti. Non è normale. Che razza di vita sta facendo? Ma ci vorrebbe troppo tempo per spiegare. E io non ne ho. Credo che ognuno debba fare il proprio percorso, quindi, anche se non dico le cose importanti che vorrei dire, il mondo andrà avanti ugualmente. Altre cose? No. Lui sa che è la cosa più importante della mia vita. E sa anche che verrò a "trovarlo" tutti i giorni dall'al di là. Tanto per non smentirmi. Arrivederci.

Nessun commento:

Template e Layout by Blografando2011 Distribuito da Adelebox