08/07/08

Rimini 1988 - capitolo 2

Il caso volle che capitasse da quelle parti una giovane ventenne romana, ebrea, scappata di casa per fuggire da un matrimonio combinato dai genitori. Si presentò nel locale in cerca di lavoro. La presero subito come aiuto barista. Così senza nemmeno provarla. Perché? Presto detto. Esther (così disse di chiamarsi, ma era ovviamente un nome inventato) era un concentrato di curve che sprigionavano sesso. Alta un metro e cinquanta (beh, alta è un eufemismo) aveva capelli mossi, rosso fuoco e gli occhi verdissimi. Somigliava alla Dellera quand'era giovane. Aveva un sorriso malizioso ed invitante e un corpo morbido dietro un'ottava di seno che sbordava da ogni parte. Anche lei, in cerca di libertà. Ma soprattutto di nuove esperienze. Fu subito chiaro a tutti che avrebbe alloggiato da noi. A me non dispiaceva, ma fu quasi un'imposizione da parte dei titolari. Forse era il loro modo per tenerci d'occhio.

del2 Esther aveva un carattere mite. Sempre sorridente ed allegra. Ci affiatammo presto, tutte e tre. I ritmi di casa erano buoni. Barby iniziava a lavorare alle 19:00 e rientrava alle 05:00 del mattino; io lavoravo dalle 21:00 all'01:00 di notte, poi attendevo che Esther finisse il suo per rientrare insieme alle 04:00. La mattina verso le 10:00 ci alzavamo tutte e tre come delle zombi e andavamo a finire il sonno in spiaggia, fino alle 17:00 e così via praticamente tutti i giorni. Insomma, era una vitaccia! In spiaggia era uno spasso. La voglia di libertà si rifletteva anche nell'esibizionismo: il topless di Esther mandava in visibilio i turisti, i riminesi, e faceva restare a bocca aperta tutti i bambini. Lei godeva di queste attenzioni e rincarava la dose creando dei numeri particolari sotto la doccia. Il sapone accarezzava le sue curve e scendeva schiumoso lungo le cosce...

La sua era una presenza che creava scompiglio: l
a voglia di evasione era incontrollabile. Io non conoscevo il suo mondo e bevevo ogni parola come acqua fresca in mezzo al deserto. Già il fatto di sapere che c'erano ancora matrimoni combinati dai genitori mi mandava nel pallone. Com'era possibile? E l'amore dove lo mettiamo? Ma io non vivevo nel ghetto ebraico di Largo Argentina e non sapevo nulla del loro modo di vivere. Fu così che vidi Esther andare in visibilio mangiando mortadella e salame, godere addentando una pesca matura (lei la frutta doveva mangiarla con il coltello) sbrodolandosi con il succo che colava fra le tette prosperose. Assistetti inerte alla sua prima canna, poi alla sua prima riga, alle sue sbronze libertine e al crescendo di uomini con i quali amava praticare molti, molti esercizi di sesso. Aveva bisogno di fare esperienza. Del resto sapeva che prima o poi sarebbe tornata all'ovile. Quindi, sotto a chi tocca. Non lo capii subito, ma mi bastò un mesetto di convivenza stretta per rendermi conto che la sua voglia di sesso non era normale. Non ero così sprovveduta, avevo vissuto a Roma, frequentato l'ambiente dello spettacolo dove il sesso è libero... ma qui il discorso era diverso.

Una sera mi capitò bella! Mi disse che aveva un randez vouz con un tipo e voleva portarlo a casa dopo il lavoro. Fin qui nessun problema, bastava mettersi d'accordo... Purtroppo verse le 02:00 di notte mi venne una colica improvvisa (avevo preso freddo) e dovetti tornare a casa precipitosamente. Una volta a casa mi dimenticai del tutto dell'accordo e andai a letto. Non ricordo esattamente come fu, ma lei rientrò con il tipo, chiuse la porta della camera da letto dove stavo dormendo e si diede alla pazza gioia sul divano del salotto! Mi svegliai all'improvviso sentendo sospiri e gemiti MOLTO ELOQUENTI. La situazione era a dir poco imbarazzante. Non potevo svignarmela perché ero bloccata nella stanza. Che fare? Provai a riaddormentarmi. Mhm, sì, sì, così, così, passami la lingua lento, sì bello vai, succhia forte... che bello! come sei bravo! adesso però mettimelo dentro che te lo divoro... Sì, sì, così, così, spingi forte dai, fammi sentire quanto sei porco! Ah, bello... sì, dai che vengo.

I miei pensieri erano azzerati... Charlie, il mio neurone cerebrale, era concentrato sull'amplesso! Uh, Signur! NO, NO, NO. Così non poteva continuare...  Ero nell'imbarazzo più feroce della mia vita. Mi feci piccola, piccola sotto le coperte, cercando di tapparmi le orecchie per non sentire gli orgasmi multipli e le prodezze di Ester che, a questo punto, aveva messo in SERIA discussione tutta la mia vita sessuale.
Ok, era ninfomane. La prima ninfomane con cui entravo in contatto nella mia vita. E non era un problema mio, ma poteva diventarlo. E infatti lo diventò. Il guaio era che conoscendo lei, gli uomini davano per scontato che anche Barby ed io... insomma... Fu dura cercare di far capire ad Esther che così non andava. Stava dando scandalo. Fra l'altro usava gli uomini a suo piacimento e poi li scaricava senza ritegno. E questi poverini... disperati, venivano da me a chiedere di metterci una buona parola. Ma roba da matti!

Continua: Rimini 1988 - capitolo 3

Nessun commento:

Template e Layout by Blografando2011 Distribuito da Adelebox