06/06/08

Rimini 1988 - capitolo 1

Correva l'anno 1988... Udine: ero rientrata da poco dal mio periodo romano con il cuore a pezzi e una gran voglia di dimenticare. Conobbi un ragazzo di Gambettola (FO) che faceva il militare a Udine. Mi parlò così bene delle opportunità della movida romagnola che ne rimasi folgorata. La convivenza con i miei stava stretta: eravamo troppo diversi come carattere ed io troppo indipendente. Bisognava far subito qualcosa per evitare lo scontro definitivo. Decisi così di rifare la valigia e avventurami verso una nuova esperienza. Un amico di mio padre trascorreva le ferie ogni anno fra Rimini e Riccione e aveva lì diverse conoscenze. Disse che avrebbe fatto un paio di telefonate per cercarmi una balia. Secondo lui l'ambiente riminese era troppo pericoloso per una ragazza così giovane... partii quindi con un indirizzo e un nominativo sicuro. Con me vennero anche due amiche, stufe del tran tran familiare e ben liete di buttarsi nella mischia. 

Arrivammo alla stazione di Rimini in un caldo pomeriggio di aprile. La stagione non era ancora partita. Chiamai il mio contatto il sig. Tosi e lo raggiunsi al ristorante che gestiva sul viale Vespucci: l'Embassy.  Era un tipo che emanava sicurezza e solidità. Entrammo subito in simpatia. Mi disse che bisognava subito cercare un alloggio e poi iniziare a "visitare di persona" tutti i locali del lungomare. Cosa sapevo fare? Eh, eh. Ci accomodammo e gli raccontai un pezzo della mia vita. Lui mi ascoltò impassibile. Alla fine mi chiese se anche le mie amiche avessero esperienze di spettacolo e quando seppe che cercavano un posto come commesse o cameriere si alzò e andò al telefono. Dopo pochi minuti tornò con l'indirizzo di una pensione lì vicino e disse di attendere una sua telefonata.

Trascorsi 5 giorni, la mia amica Barby aveva trovato lavoro come barmaid in un rinomato piano bar e l'altra, Rosanna, rientrava a casa. Per lei l'avventura si concludeva lì. Per me, ancora nulla. La titolare della pensione aveva due figli, un maschio poco più giovane di me ed una figlia che aveva avuto una storia con un tipo che lavorava in una discoteca. Quando seppe che cercavo lavoro e che sapevo fare diverse cose decise di aiutarmi e mi fissò un appuntamento con i fratelli Morri, titolari del Barcelona Disco. Che a detta del sig. Tosi erano gente affidabile. Andai all'appuntamento piena di speranze. L'incontro fu abbastanza breve. Lessero il mio curriculum e poi a bruciapelo il più vecchio dei due mi disse: "Se è vero che sai fare tutte queste cose io un lavoro te lo trovo qui dentro... perché una come te non l'ho mai conosciuta. Ma se bari, son cazzi tuoi!" Annui sorridendo. Era fatta!

Passò una settimana e dei Morri nessuna traccia. Quando fui per perdere le speranze mi arrivò una convocazione per il giorno dopo! Evvai! Il posto era mio. Ma che avrei fatto? Mi presentai nel locale tutta in tiro, pronta per conoscere il mio destino. Ignara che di lì a poco avrei scritto una storia nuova nella movida romagnola. Il lavoro consisteva in questo: i titolari della discoteca avevano acquistato un autobus di linea, l'avevano modificato e tinteggiato di bianco con tante nuvolette colorate. Al posto della zona del controllore era stato fatto un corner per il dj. Questo autobus si chiamava "Barcelona Magic Bus" e aveva lo scopo di percorrere tutto il lungomare di Rimini fino a Riccione e di raccogliere chi voleva venire a ballare nel locale (da non confondere con il BlueLine che è venuto dopo). Io avrei lavorato sopra il bus come intrattenitrice, cantando e ballando, e di tanto in tanto avrei dovuto scendere per "invitare" i ragazzi e le ragazze che sostavano lungo i viali a salire e venire con noi. La grinta certo non mi mancava. Ma non sapevo ancora cosa significava la parola "concorrenza" in quei luoghi. D'estate c'era una guerra spietata fra chi portava più clienti nei locali. E pagavano anche bene! A me, oltre al fisso, davano mille lire ogni persona che entrava con il mio timbro sul braccio. Sapete che media feci? " 200/250 persone per sera. Se penso cosa ho guadagnato in quegli anni mi viene da piangere, perché li ho tutti spesi!


Barcelona Magic BusEcco una fotografia di quel periodo, dove potete vedermi vestita di tutto punto, mentre lavoro sull'autobus! Era il 25 luglio (sotto capirete come faccio a ricordarmi il giorno). Come potete notare l'abbigliamento era decisamente poco "ortodosso". A volte mi vestivo in modo così buffo che sembrava recitassi in una commedia in costume! Qui, indosso un paio di stivaloni lunghi, in camoscio - che vidi da Astolfi, un negozio di scarpe, me ne innamorai e fui la prima ad indossarli quell'estate lanciando la moda - una gonna a ruota modificata da me, cortissima sul davanti e lunga dietro, abbinata ad un corsetto stile '800 con laccetti e in testa una bustina tipo hostess.

Qui sotto un'altra foto, sempre la stessa sera. Festeggio il mio 23esimo compleanno, in discoteca, insieme agli amici e alcuni clienti del locale. Ecco svelato il perché della data... Così abbronzata credo che nessuno mi abbia più vista. E nemmeno così magra... (Ah, che bei tempi!) Pensate che con la vita che facevo, pesavo solo 49 chili, che per me  - con il fisico muscoloso da ballerina  - significava "assenza totale di forme".  Praticamente un'asse da stiro.

Stavo abbondantemente nella taglia 42 e i romagnoli (buon gustai, che Dio li abbia in gloria) quando mi incontravano dicevano scherzando in dialetto: "Chiudete i tombini che la perdiamo nelle fogne di Rimini!" Per loro ero diventata davvero troppo magra...

compleannoQuel periodo trascorso a Rimini fu sinonimo di libertà. Un trampolino di lancio per tanti personaggi in cerca d'autore. Io fui fra questi. Mi ambientai subito ai ritmi della movida riminese. Di giorno c'era la spiaggia con i suoi bagni di sole, i pettegolezzi sotto l'ombrellone, le risate e le nuove conoscenze. Nel tardo pomeriggio c'era la riunione per organizzare il lavoro della serata. Alle 21:00 si entrava in scena.

Dopo il primo periodo trascorso nella pensione, Barby ed io ci spostammo in un appartamento. Era un bilocale con bagno ricavato accanto alla piscina nel seminterrato di un condominio. Piccolo e troppo costoso per i nostri gusti, ma l'unico che trovammo abbastanza vicino alla discoteca. Fu chiaro sin dall'inizio che avremmo dovuto adattarci ad allargare l'ospitalità ad altri che potessero contribuire all'affitto, ma a chi?

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